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7 giu 2017

 

La maledizione della mummia, un racconto di Louisa M. Alcott | seconda parte

Seconda parte del racconto di Louisa M. Alcott La maledizione della mummia una inedita storia mistery che vede al centro un antica sacerdotessa egizia 

Forsyth è un archeologo che racconta alla giovane moglie Eveline una sua avventura accaduta in Egitto. Dopo essersi perso dentro i cunicoli di una piramide insieme al professor Niles, i due cercheranno di trovare una via d'uscita ma non sarà facile: si troveranno faccia a faccia con la mummia di una malefica sacerdotessa egizia.

John R. Weguelin – The Obsequies of an Egyptian Cat (1886)





qui la  Prima parte 


Alzandomi, affrontai Niles, con una parola disperata: "Perduti!" indicando la luce che spariva rapidamente. Pensavo che il vecchio fosse stato sopraffatto, ma, con mia sorpresa, era abbastanza calmo e stabile. Si mise a pensare un attimo e poi disse tranquillamente:

"Altri uomini sono passati qui prima di noi, seguiamo i loro passi, perché se non hanno commesso errori, ci porteranno verso i grandi cunicoli, dove possiamo trovare facilmente la strada d'uscita".

Siamo andati avanti coraggiosamente, fino a quando un passo falso fece cadere violentemente il professore a terra ritrovandosi con una gamba ferita e con la torcia quasi spenta. Era un'orribile situazione, e rinunciai a sperare mentre mi trovavo seduto accanto al mio povero compagno spossato con rimorso e dolore, poiché non l'avrei mai abbandonato.

"Paul" disse improvvisamente, "se non continui da solo non c'è un altro modo di uscire. Ricordo di aver sentito che alcuni si erano salvati facendo un fuoco. Il fumo sarebbe stato visibile più che il suono o la luce, e facendo da guida con una caligine  insolita, lo avevano seguito salvando così la squadra. Fai un fuoco e fidati di Jumal".

"Un fuoco senza legno? " mi domandai. Dietro di me c'era un ripiano che mi era sfuggito nelle tenebre, su di esso vidi un piccolo sarcofago. Questi sarcofagi asciutti si trovano a centinaia, e vengono liberamente utilizzati come legna da ardere. Lo tirai giù, credendo che fosse vuoto, ma quando cadde si aprì e usci una mummia. Abituato a quei luoghi, mi sorprese perché il pericolo mi aveva innervosito. Spostando la minuta crisalide marrone, distrussi la cassa e accesi la catasta di legno con la mia torcia. Presto una nuvola leggera di fumo si alzò, dirigendosi verso i tre passaggi che divergevano dal luogo in cui ci eravamo fermati.

Mentre mi occupavo del fuoco, Niles, dimentico del dolore e del pericolo, aveva trascinato la mummia più vicino e la stava esaminando con l'interesse di un uomo la cui passione dominante era forte anche di fronte alla morte.



"Vieni e aiutami a svolgerla, ho sempre desiderato di essere il primo a vedere i curiosi tesori usciti tra le pieghe di queste bende avvolgenti, questa è una donna e forse possiamo trovare qualcosa di raro e prezioso qui ” disse, cominciando a sgrovigliare i rivestimenti esterni da cui proveniva uno strano odore aromatico.

Lo seguii a malincuore, perché per me c'era qualcosa di sacro nelle ossa di questa donna sconosciuta, ma per ingannare il tempo lo aiutai, chiedendomi come questa mummia scura e orribile, un tempo fosse stata una bella ragazza egiziana.

Dall'involucro fibroso caddero preziose sostanze gommose e spezie che esalavano dal corpo entrando nei nostri polmoni, poi monete antiche e un curioso gioiello o due, che Niles esaminò con impazienza.

Quando tutti i bendaggi furono definitivamente tolti, apparve una piccola testa scoperta, rotonda: aveva ancora delle grandi trecce di quello che un tempo erano stati dei capelli rigogliosi. Le mani avvizzite erano piegate sul petto e stringevano un cofanetto dorato.





«Ah!» gridò Evelyn, lasciando cadere il cofanetto dalla sua mano rosea con un brivido.
 
«No, non respingere il tesoro della povera mummia, non credo mi abbia mai perdonato per averlo rubato o per averla bruciata» disse Forsyth, sbiancando in volto rapidamente, come se il ricordo di quell'esperienza fosse ancora presente.

«Bruciata! Oh, Paul, cosa vuoi dire?» chiese la ragazza con eccitazione .

Mentre eravamo impegnati con la Signora Mummia il nostro fuoco stava per spegnersi, il legno si era esaurito rapidamente, un suono debole e lontano ci fece sobbalzare e Niles gridò: "Ammucchia ancora del legno, Jumal ci sta seguendo, non lasciare che il fumo svanisca o saremo perduti!"
"Non c'è più legno, la cassa era molto piccola, è tutto finito", risposi, strappando i miei indumenti e mettendoli sul fuoco .

Niles fece lo stesso, ma i tessuti leggeri si consumavano rapidamente e non facevano fumo.
"Bruciala! " ordinò il professore, indicando la mummia.
Esitai per un attimo, ancora una volta in un debole eco di coscienza, la vita mi era cara, e alcune vecchie ossa rinsecchite potevano salvarci, perciò eseguii in silenzio.

Le fiamme si fecero strada e un fumo pesante salì dalla mummia che bruciava, inoltrandosi nei corridoi attraverso i bassi passaggi, e minacciando di soffocarci con la sua nebbia aromatica. Anche la mia mente si annebbiava, la luce danzava davanti ai miei occhi, come strani spettri che vagavano nell'aria e nell'atto di chiedere a Niles perché sospirava e sembrava così pallido, persi i sensi.

Entrata  di una tomba nella Valle dei Re
Béchard, Henri  (1887) nypl.org


Evelyn fece un lungo respiro e mise via i “giocattoli” profumati dal grembo come se il loro odore la opprimesse.

Il volto di Forsyth si era acceso mentre raccontava con emozione la storia e i suoi occhi neri brillavano aggiungendo con una nervosa risata :
«Questo è tutto: Jumal ci ha trovati e liberati, abbiamo entrambi giurato di non entrare mai più in nessuna piramide per il resto dei nostri giorni».

«Ma come hai fatto a conservare la scatola ?» chiese Evelyn, guardandolo con una smorfia mentre veniva raggiunta da una striscia di sole.

«L'ho portato via come souvenir, Niles si è tenuto gli altri semi ».

«Ma tu hai detto che una maledizione sarebbe stata invocata al possessore di quei semi scarlatti» perseverò la ragazza, la cui fantasia era eccitata dal racconto, come per chi ha immaginato tutto ciò che ancora non è stato detto.

«Tra le sue spoglie, Niles trovò una pergamena, che riuscì a decifrare. Questa iscrizione diceva che la mummia, appena bruciata in modo così stupido, era quella di una famosa sacerdotessa la quale avrebbe lanciato la sua maledizione a chiunque dovesse disturbare il suo riposo. Credo che la maledizione abbia qualcosa di vero, è un dato di fatto che Niles non è mai guarito da quel giorno. Lui dice perché non si è mai ripreso dalla caduta e dalla paura, e potrebbe avere ragione, ma a volte mi chiedo se dovrò condividere la maledizione, perché sono superstizioso e quella povera piccola mummia infesta spesso i miei sogni ».

Dopo queste parole seguì un lungo silenzio. Paul aveva descritto tutto istintivamente mentre Evelyn lo guardava con un fare riflessivo. Ma le fantasie tenebrose erano estranee alla sua natura, come le ombre lo sono a mezzogiorno, perciò lei rise, una risata allegra. Riprendendo la scatola disse :

«Perché non li piantiamo e vediamo quale meraviglioso fiore sboccerà ? »

«Dubito che possa nascere qualcosa dopo essere stati sepolti insieme a una mummia per secoli», rispose Forsyth gravemente.

«Lasciameli piantare e provare, lo sai che del grano è germogliato e cresciuto dopo che è stato prelevato dalla cassa di una mummia, perché mai non dovrebbero farlo questi graziosi semi ? Vorrei tanto guardarli crescere, posso Paul ?»

«No. Preferirei lasciare da parte questo esperimento. Ho una strana sensazione, e non voglio che qualcuno che amo si leghi con questi semi. Potrebbero essere un veleno orribile o possedere un qualche potere malvagio, la sacerdotessa sapeva il fatto suo, poiché se li è portati nella sua tomba ».

«Ora mi sembri scioccamente superstizioso e mi fai sorridere, sii generoso, dammi un seme, solo per sapere se crescerà, ti ricompenserò». Evelyn, che ora stava accanto a lui, si abbandonò e lo baciò sulla fronte mentre faceva la sua richiesta in modo più coinvolgente.

Ma Forsyth non cedette. Sorrise e restituì l'amoroso abbraccio, poi gettò i semi nel fuoco e le diede il cofanetto dorato dicendo teneramente:
«Mia cara, lo riempirò di diamanti o di caramelle, se vuoi, ma non ti lascerò giocare con gli incantesimi di quella strega. Hai abbastanza di tuo, quindi dimentica i 'semi graziosi' e vedi come ho fatto di te uno Splendore dell' Harem».

Evelyn aggrottò la fronte e sorrise. Gli amanti andarono fuori in giardino nel sole primaverile godendosi la loro felicità, senza essere turbati da un pauroso presagio. 

...continua



qui la  PRIMA parte    





Louisa May Alcott (1832 -1888) pubblicò questo racconto sulla rivista The New World nel 1869 con le iniziali L.M.A mentre iniziava il secondo libro Piccole donne crescono. Se da una parte si rivolgeva ai giovani lettori dall'altra scriveva racconti per un pubblico più maturo. La sua salute però gli impediva di lavorare 14 ore al giorno come una volta, soffriva di mal di testa e febbre tifoide, contratta quando da ragazza lavorò come infermiera, sviluppando  dipendenza da oppiacei  per alleviare i dolori.

Nel 1869 venne aperto il Canale di Suez e contemporaneamente si sviluppò questo sottogenere letterario paranoico nella narrativa popolare, derivante dalla politica coloniale in Egitto. Cominciarono così ad apparire racconti su vendette soprannaturali da parte di antiche entità egizie fra questi Il gioiello delle sette stelle di Bram Stoker (1903) a cui molti registi di Hollywood si ispirarono successivamente sul tema delle mummie vendicative.














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