22 giu 2017

 

La maledizione della mummia, un racconto di Louisa M. Alcott | terza parte

Terza ed ultima parte del racconto di Louisa M. Alcott basato su una antica maledizione egizia


Forsyth narra ad Evelyn la sua terribile avventura accaduta in Egitto, rischiando di rimanere soffocato dentro i cunicoli di una piramide, per salvarsi dovrà bruciare una mummia, ma troverà anche un cofanetto dorato con degli strani semi. Evelyn sarà attratta da questi semi scarlatti e chiederà di piantarli. L'uomo sconsiglierà alla donna di seminarli poiché accanto alla mummia di una sacerdotessa egizia aveva trovato uno papiro dove si annunciava una maledizione a chiunque avesse disturbato l'eterno riposo della sacerdotessa.








«Ho una piccola sorpresa per te, amore» disse Forsyth una mattina, tre mesi dopo il suo matrimonio.

«Anch’io ne ho una per te» rispose la donna sorridendo debolmente.

«Quanto sei pallida e magra Evelyn! Tutto questo trambusto da sposa è troppo per te » osservò con ansia, guardando lo strano pallore del viso e stringendo le sue piccole mani.

«Sono così stanca» rispose fiacca Evelyn e appoggiò la testa gravemente sul petto di suo marito.

«Né il sonno, né il cibo, né l'aria mi danno forza, e una nebbia sembra offuscare la mia mente. Mamma dice che è il caldo, ma ho i brividi anche al sole, mentre di notte brucio di febbre. Paul caro sono felice che tu mi porti via per condurre una vita tranquilla e felice con te, ma temo che sarà molto breve ».

«La mia piccola moglie fantasiosa! Sei solo stanca e nervosa, con tutta questa preoccupazione, ma un paio di settimane di riposo in campagna e sboccerà il fiore della mia nuova Eva. Non sei curiosa di sapere la mia sorpresa?» disse Forsyth per cambiare argomento.

Lo sguardo vuoto che appariva sul viso della ragazza lasciò il posto a un certo interesse, ma lei si sforzava di ascoltare le  parole del suo amante.

«Ti ricordi il giorno in cui abbiamo frugato nel vecchio mobile ?»

«Sì» e un sorriso le sfiorò le labbra per un attimo.

«E quando volevi piantare quei semi rossi che ho rubato dalla mummia?»

«Mi ricordo» i suoi occhi si illuminarono come di una luce improvvisa.

«Beh, li avevo gettati nel fuoco, come ho pensato, e ti ho dato la scatola, ma quando sono tornato a sistemare le mie cose ho trovato uno di quei semi sul tappeto. Allora mi venne un idea un'improvvisa per gratificare il tuo capriccio, e li mandai a Niles chiedendogli di piantarlo e di seguire i suoi progressi. L'ho sentito oggi e mi ha detto che il seme è cresciuto meravigliosamente, è un arbusto e sta per sbocciare il primo fiore, se fiorisce in tempo, per un congresso di famosi scienziati, mi invierà il suo vero nome e la pianta stessa. Dalla descrizione sono molto curioso e impaziente di vederlo».


«Non devi aspettare, posso mostrarti il fiore nella sua fioritura» disse Evelyn con un sorriso accattivante.

Stupito, Forsyth la seguì al suo piccolo salotto, e lì, in piedi sotto i raggi del sole, c'era la pianta sconosciuta. Aveva delle foglie lussureggianti verdi chiare sui fusti sottili violacei da cui si innalzava nel mezzo, un fiore spettrale bianco, a forma di testa di serpente, incappucciato con degli stami scarlatti che si ergevano come lingue biforcute, e i petali trasudavano gocce scintillanti di rugiada.




«Un fiore strano e sconcertante! E' profumato?» chiese Forsyth, piegandosi per esaminarlo, dimenticandosi, nel suo interesse, di chiedere come fosse arrivato.


«Nessuno profumo. Questo un po' mi dispiace, sono così affezionata ai profumi» rispose la ragazza, accarezzando le foglie verdi che tremavano al suo tocco, mentre i fusti viola accentuavano il loro colore.


«Adesso dimmi» disse Forsyth, dopo essere rimasto in silenzio per alcuni minuti.

«Quando eravamo insieme, due semi caddero sul tappeto. Poi li ho piantati dentro un bicchiere nel terreno più ricco che ho trovato, ho innaffiato con cura , e sono rimasta stupita dalla rapidità con cui è cresciuta, non ho detto niente a nessuno, perché  intendevo farti una sorpresa, ma questo bulbo ha avuto un lungo tempo per la fioritura, e ho dovuto aspettare, si tratta forse di un buon auspicio che fiorisca oggi, è quasi bianco, e voglio indossarlo, perché ho imparato ad amarlo, essendo stato il mio animaletto per così tanto tempo».

«Io non lo indosserei, perché, nonostante il suo colore innocente, è una pianta maligna, con una specie di lingua biforcuta e la rugiada innaturale. Aspetta che Niles ci confermi a che specie appartenga e  se questo  “animaletto” sia  innocuo. Forse la mia maga lo adorava come una bellezza simbolica. Questi antichi egizi erano pieni di fantasia. E' stato molto furbo da parte tua nascondermi questa cosa, ma ti perdono. Che freddo fa! Usciamo in giardino a cercare un poco di calore e colore, mio amore».


Ma quando la notte arrivò, nessuno poteva rimproverare la ragazza del suo pallore, perché ardeva come un fiore di melograno, gli occhi fiammeggianti, le labbra scarlatte, tutta la sua vivacità sembrava ricomparsa. Una sposa luminosa non arrossisce mai sotto un velo nebbioso, e quando il suo amante la vide, era molto sorpreso dalla sua bellezza quasi insolita che trasformò la creatura pallida e languida della mattina in una donna radiosa e attraente.

Erano sposati, e se l'amore porta molta gratitudine e felicità, allora questa giovane coppia era veramente benedetta. Ma anche nel rapimento del momento, Forsyth osservava come fredda e gelata fosse la piccola mano che stringeva, rispetto al febbrile colore intenso della morbida guancia che baciò, e agli strani occhi fiammeggianti che sembravano così delicati.




Spensierata e bella di spirito, la sposa sorridente faceva la sua parte in tutte le feste di quelle lunghe serate e quando alla fine la luce, la vitalità e il colore cominciarono a svanire, gli occhi amorevoli celavano la stanchezza naturale dell'ora tarda. Quando l'ultimo ospite se ne andò, Forsyth venne raggiunto da un domestico che consegnò una lettera contrassegnata dalla frase "Urgente". Aprendola lesse queste righe, scritte da un amico del professore:

"Egregio signore, il povero prof. Niles è morto improvvisamente due giorni fa, mentre si trovava al Club Scientifico, e le sue ultime parole sono state: 'Dite a Paul Forsyth di stare attenti alla maledizione della mummia, perché questo fiore fatale mi ha ucciso'.  
Le circostanze della sua morte erano così curiose, che le aggiungo a questo messaggio. Per diversi mesi, come ci disse, aveva osservato una pianta sconosciuta e quella sera ci portò il fiore da esaminare. Poi altre questioni ci hanno assorbito fino a tarda ora, e la pianta venne dimenticata. Il professore portava all'occhiello della giacca uno strano fiore bianco a forma di serpente, con macchie pallide scintillanti che lentamente si trasformavano in gocce scarlatte, le foglie sembravano insanguinate.  
È stato osservato che, al posto del pallore e della debolezza cui era caduto di recente, il professore era insolitamente eccitato e sembrava in uno stato d'umore quasi innaturale . Alla chiusura del meeting, nel bel mezzo di una viva discussione, cadde improvvisamente, come se fosse colpito da apoplessia. Fu portato a casa privo di sensi e dopo un momento di lucidità in cui mi dette il messaggio morì agonizzando, delirando su mummie, piramidi, serpenti e qualche maledizione che si era impossessata di lui.  
Dopo la sua morte, alcuni lividi scarlatti, come quelli del fiore, apparvero sulla sua pelle, che si raggrinzi come una foglia secca. Su mio desiderio, la pianta misteriosa venne esaminata e le migliori autorità scientifiche rivelarono che si trattava di un veleno mortale noto alle sacerdotesse egiziane: la pianta assorbiva lentamente la vitalità di colui che la coltivava, e il fiore, indossato per due o tre ore, produceva follia o morte " 

Subito Forsith lasciò cadere il messaggio dalle mani. Non lesse ulteriormente, ma si affrettò a tornare nella stanza dove aveva lasciato la sua giovane moglie. Come se fosse consumata dalla stanchezza, si era gettata su un divano e stava col viso quasi nascosto.

«Evelyn, mia cara, svegliati e rispondimi: oggi hai portato quel fiore strano?» sussurrò Forsyth.


Non c'era bisogno di una risposta, perché, scintillante sul suo petto, vi era il fiore malvagio. I suoi petali bianchi appuntati ora avevano macchie scarlatte, vivide come gocce di sangue appena versato.

Ma l'infelice sposo quelle macchie le vide appena, perché il volto della donna che aveva davanti lo spaventò per la sua totale vacuità. Teso e pallido, come se qualche malattia l'avesse consumata, il viso giovane e bello, appena poche ore prima, era di colpo invecchiato colpito dall'influenza della pianta che aveva prosciugato la sua vita. Nessun movimento degli occhi, nessuna parola, nessun movimento della mano, solo un debole respiro: il battito del suo polso e gli occhi aperti, rivelavano che era viva.

Povera giovane moglie! La superstizione di cui lei aveva sorriso si era rivelata vera: la maledizione che aveva atteso il suo momento per secoli fu finalmente soddisfatta, rovinando la sua felicità per sempre. La morte lo perseguitò nel corso della sua  vita, e per il resto degli anni Forsyth si isolò da tutti prendendosi cura con patetica devozione della sua Evelyn, ormai divenuta un pallido fantasma. Mai più, sia con la parola o con lo sguardo, poté ringraziarlo per l'amore che continuava a vivere anche di fronte a questo tragico destino.

FINE










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2 commenti :

  1. Come sempre, applauso per la splendida iniziativa e ho appena aggiunto le tre parti alla paginona "Vieni dalla tua mummy": grazie per il tuo prezioso contributo ;-)

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    1. Grazie Lucius, e ottima ed essenziale la cover che hai creato. Ho inserito nella Prima parte il banner al sito dell'iniziativa per i lettori che volessero approfondire ;-)

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